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Inizia con il Solstizio
Il Trigallia Celtic Festival 2001 inizia il 21 giugno, con il Solstizio
d’Estate. In questa data comincia la stagione più calda dell’anno, le giornate
si allungano, la natura inizia a regalare i primi frutti maturi, i fiori sono
più profumati, il sole più brillante.
Il festival si apre con uno spettacolo speciale: il rito in onore del dio
celtico Lug, luminoso patrono della festa, detto “dal lungo braccio” e
simboleggiato come raggio di sole fecondo (uno dei suoi simboli è la lancia).
Questa divinità della Luce non ha un ruolo definito nella società degli dèi
celtici, ma è detto “dalle molte arti” poiché rappresenta ogni capacità e
incarna l’energia che scorre in ciascuno di noi mentre compiamo il lavoro
quotidiano.
Lug rappresenta l’arte che scorre nelle mani dell’operaio, dell’artigiano,
dell’agricoltore, dell’artista, del guaritore, del guerriero, del poeta...
Queste e altre arti e mestieri si ritrovano nelle persone che partecipano alla
festa, dai figuranti che rievocano antichi mestieri agli artigiani con le loro
bancarelle di oggetti, dai musicisti che stanno per salire sul palco alla gente,
che porta ancora più festa alla festa.
Chiunque giunge qui scopre subito cos’ha di speciale una festa celtica: si sta
insieme fra la natura, ci si guarda negli occhi senza paura anche fra perfetti
sconosciuti, si condividono i momenti di suggestione, di allegria e di sfogo, ci
si ritrova, si fa amicizia e si sta bene. Trigallia è cominciato!
Il Fuoco
Di notte il Trigallia è illuminato esclusivamente con fiaccole e falò, mentre
nel recinto dei combattimenti un gran fuoco si accende al centro del campo prima
di ogni spettacolo notturno, alimentato dall'enorme catasta di legna, dai rulli
di tamburi, dalle grida corali catartiche, da urla selvagge e dagli sguardi
della gente assiepata fuori del recinto. Tutti lo fissano come incantati, tutti
insieme nell'attesa che il fuoco consumi il suo ciclo: quando le potenti fiamme
cominciano ad abbassarsi, quietamente, dondolanti, più accessibili all'umanità,
i guerrieri attingono dal fuoco e si aprono nuove schermaglie e combattimenti
rituali con le torce.
Questo ci riporta al senso antico del fuoco, fonte di vita e di energia, dono
degli dèi.
Il fuoco, sacro per molti popoli, purifica e rinnova. Il suo potere di
distruzione è sempre interpretato come rinascita a un livello superiore. E in
molti miti giunge dal cielo e dal dio Sole, quindi dalle stelle; portato sulla
terra e donato all'uomo, diventa il simbolo del focolare domestico, simbolo di
"casa", insediamento, radici, e la sua fiamma che si alza in un accampamento,
all'aperto, è il simbolo dei nostri sogni: vuole ricongiungersi alle stelle.
"Con il fuoco l'essere umano si stabilì definitivamente sulla terra. Con i
fuochi dei rituali o meglio delle feste delle stagioni si unì agli dèi."
(Sylvia e Paul F. Botheroyd, da Mitologia Celtica. Lessico su Miti, Dèi ed Eroi,
Keltia Editrice, Aosta 2001)
Concerti e altri spettacoli a ritmo serrato, anche di giorno, ma il momento
magico è la sera. Un bagno di folla per i Tannahill Weavers, giunti qui con il
nuovo piper Colin Melville (21 anni!): sotto il palco la gente balla senza
pensieri, senza bisogno di conoscere i passi di danza scozzese... è la musica a
suggerirli! Folk Studio A e Orchestra, sedici musicisti all'unisono sul palco,
levità ed energia, in una parola: splendidi.
I Morrigan's Wake sono apprezzati per il loro accattivante repertorio di musica
e danze tradizionali.
I Ductia con Massimo Giuntini: eleganti, evocativi, grande
successo di pubblico e un grande onore, per i tre musicisti.
A Trigallia 2001 Giuntini ha suonato per la prima volta dal vivo
la mitica Dance of Life, colonna sonora del Celticaravan!
E infine l'incantesimo: i Llangres, la perla delle Asturie (Spagna). Gruppo di
musica tradizionale composta da giovanissimi, un superbo livello professionale,
una performance che arriva dritta al cuore: conquistano tutti gli astanti e
anche gli altri musicisti del festival li applaudono con emozione.
Il parco della Pieve di Argenta, luogo della festa: siamo fra la
natura spontanea, in aperta campagna.
In una radura è visitabile il villaggio celtico dell'Età del Ferro, ricostruito
per l'occasione. Al centro un fuoco, sospeso sulle fiamme il calderone. Intorno,
un circolo di capanne costruite con legno e canna.
Nel villaggio sono presenti i recinti per gli animali domestici: il maiale, un
giovane capo con le setole nere, e i tori bianchi della tipica razza di Romagna:
hanno un corpo immane, corna
formidabili e sguardo mite.
Una torretta di avvistamento all'ingresso ma nessuna recinzione, a parte il
folto della vegetazione che crea, a tratti, uno sbarramento naturale. Tutti
possono entrare e uscire liberamente, gente in costume celtico o in jeans: dalla
biglietteria ai luoghi degli eventi, il villaggio è il "passaggio obbligato",
tutti lo devono attraversare, per tutti è un momento molto particolare, nel
quale si rivive in prima persona e con le proprie emozioni la rievocazione
storica.
Per gli antichi Celti i druidi erano i depositari della Conoscenza e gli storici
antichi li descrivono come “maestri di saggezza”: sapevano entrare in contatto
con la Natura e dialogavano con essa, conoscevano la grandezza della terra e del
cosmo, la volontà degli dèi, insegnavano nei boschi sacri e nelle grotte e
sostenevano l’immortalità dell’anima e la sopravvivenza dopo la morte.
Al Trigallia si è voluto rievocare questa figura con rappresentazioni speciali:
il druido guida l’inaugurazione per il Solstizio d’estate e tutti
i successivi rituali che omaggiano gli elementi della Natura. Indossa una tunica
lunga fino ai piedi di colore bianco, simbolo di purezza e della classe
druidica. Regge un bordone ricavato da un grande ramo di nocciolo, pianta sacra
ai Celti e alle fate; intorno al bastone s’intrecciano i serpenti, simbolo
dell’energia che scorre in tutti gli elementi, e hanno il colore della Luna:
argento. Onora il ruolo dell’officiante Ele del clan Kernunnos, che ha anche
portato al Trigallia fiumi di ottimo idromele, la bevanda celtica per eccellenza
ottenuta con acqua pura di fonte
e miele fermentato. Grazie Ele!
Naturalmente il druido e i rituali di Trigallia sono rievocazioni e
rappresentazioni ideali, ma il saluto e l’omaggio al fuoco e ogni altro momento
sono assai suggestivi. Il fuoco danza verso il cielo, è bello da vedere,
scoppiettante e allegro... e altrettanto bello è l’omaggio che questo simbolo di
Lug (il nostro “patrono”) riceve dalle bravissime e giovani danzatrici, le
bambine di Argenta: guidate dall’insegnante Sabrina Salani hanno preparato molti
spettacoli di ballo. Dopo le danze intorno al falò, le vedremo ancora
accompagnare altri eventi, e danzeranno anche nella piazza di Argenta prima che
abbia inizio la parata dei clan.
I guerrieri celti colpiscono l’immaginario: che indossino braghe o kilt, portano
sempre i colori del proprio clan o tribù, e ovunque è tartan a più tinte, oppure
stoffe a righe o a scacchettoni. Qualcuno porta un ricco mantello, il torque (il
collare in metallo aperto davanti), una pelle d’animale buttata sulle spalle:
impersona la figura del capoclan o di un nobile.
Si stanno preparando per dare dimostrazione di battaglia misurandosi l’uno con
l’altro con lance infuocate, a mani nude oppure con spada e scudo.
Ogni guerriero avanza nell’arena dei combattimenti fiero, affronta a viso
scoperto l’avversario, con un coraggio che via via si tramuta in furore durante
lo scontro.
“Sono proprio barbari!” mormora la gente, impressionata dalla spettacolarità
delle azioni. Le armi cozzano con furia l’una contro l’altra, sulle spade si
notano le tacche di tanti combattimenti...
Infatti, gran parte dei guerrieri che combattono nell’arena del Trigallia fanno
parte di gruppi di re-enactment (rievocazione storica) e hanno già partecipato a
molti eventi e spettacoli che prevedono dimostrazioni di antichi combattimenti
(visitate la nostra pagina dei clan per conoscerli meglio). La violenza delle
loro azioni è simulata, nessuno si fa male veramente, ma la loro bravura è il
risultato di una lunga preparazione atletica: la spettacolarità è assicurata e
la gente accorre sempre numerosa all’arena per applaudirli con emozione. I
guerrieri celti Cisalpini sono arrivati da varie regioni del nord e del centro
Italia. Insieme ai “nostri” c’è anche una tribù di Germani, guidati da un
imponente capoclan dai folti baffi castani: Hermann. Hermann (si chiama proprio
così all’anagrafe!) è anche il nome teutonico di Arminio, l’eroe germanico che
vinse i Romani nella foresta di Teutoburgo.
Arrivano i Romani
La presenza dei Romani alla festa aiuta il pubblico ad identificare l'epoca
storica alla quale fa riferimento la rievocazione che si svolge a Trigallia,
ovvero l'epoca in cui i Celti (Galli) vivevano nelle nostre zone.
Domenica 24 giugno. Nell'ora più calda, una pattuglia romana entra di sorpresa a
passo di marcia nel villaggio. Il centurione grida ordini ritmati e il portatore
di labaro, con l'insegna SPQR, lo affianca. Si arrestano davanti alla capanna
dove si bivacca dopo il pasto - poca gente, il villaggio è sguarnito.
Che succede? È l'improvvisata di un gruppo che rievoca una legione di Romani.
Dopo un pò di trattative ottengono il permesso di piantare le tende; il loro
accampamento si alzerà in un prato bruciato dal sole.
Più tardi, nel recinto dei combattimenti, Celti e Romani fanno una dimostrazione
di tecnica bellica: ciascuno dei due gruppi mostra come ci si predispone alla
battaglia. Nel pubblico, molti sono impressionati dall'eleganza dell'uniforme
romana. I Romani Indossano una pesante armatura, i volti seminascosti da elmi
fascianti regolamentari e da lunghi scudi che coprono il corpo, tutti uguali.
Non c'è modo di distinguerli l'uno dall'altro, a parte l'ufficiale col lungo
mantello, il crine di cavallo ritto sull'elmo. Ad ogni suo cenno, i legionari si
schierano, serrati e compatti, lo schema è razionale: non c'è spazio vitale tra
uomo e uomo. Una macchina da guerra, sincronizzata e micidiale.
I Celti si distinguono per l'abbigliamento colorato, certo più comodo
dell'uniforme romana, e per una maggiore aggressività; molti di essi sono a
torso nudo, anche i capi. Si allargano a ventaglio, percuotono gli scudi con le
spade. Chi ha il viso dipinto di blu è inquietante, quasi mostruoso, ma volto
scoperto e agio per i movimenti sono la "regola" celtica, anche in guerra.
Non è stato facile l'ingresso dei Romani a Trigallia ma alla fine anche la loro
presenza si è rivelata importante: a tutti si è offerta l'opportunità in diretta
di un confronto storico.
"Sabato 23 giugno, alle ore 10.30 a.m. ritrovo in piazza ad Argenta in costume.
Cerimonia itinerante accompagnati da Celti a cavallo e dal suono di tamburi..."
Questo è quanto prevede il programma e, puntualmente, ci si raduna nella piazza
principale del paese. Davanti alla riproduzione dell'antica torre dell'orologio
si schierano i rappresentanti del Clan del Lupo e della Civetta, del Clan
Kernunnos, dei Taurinis, dei bardi-arpisti Awen Oran Mór, dei Venigalli, dei
Trigalli, dei Galli Boi e dei Sènones, che portano anche una squadra di uomini e
donne a cavallo.
Gran rullate d'apertura e la parata inizia, il ritmo di marcia sostenuto dai
suonatori di tamburo.
Il corteo in costume percorre le vie principali del paese, con l'inaspettata
partecipazione di moltissimi spettatori.
Sfila anche la prima ricostruzione, in Italia, di un carro da guerra celtico (è
uno dei pochissimi esemplari presenti in Europa), opera di Bruno Quaglia di
Mondovì (Cuneo).
Sempre trainati dai tamburi, ci si incammina poi fino al parco della Pieve, sede
di Trigallia: qualche chilometro di scarpinata sotto il sole che picchia a
martello!
L’accensione dei fuochi, la rievocazione di antichi combattimenti e altri eventi
spettacolari vengono di volta in volta annunciati dall’impetuoso richiamo della
cornamusa.
Quel suono potente e ancestrale sa suscitare in tutti una così grande emozione!
Scariche di adrenalina serpeggiano su e giù lungo la schiena, la gente accorre
da ogni angolo del parco, incuriosita, divertita, e segue la fonte del suono.
È Domenico “Mister MacDonald” Foschini a produrre il richiamo. Come il pifferaio
magico delle fiabe, apre la strada suonando la sua potente cornamusa scozzese.
Lo seguono i percussionisti, che accompagnano la sua musica con un gran rullare
rimbombante di tamburi. Grazie a Fausto e a Mauro con il suo gruppo.
Lo seguono anche i guerrieri, i figuranti, le piccole danzatrici e gente di ogni
età, gente in festa... tutti si incamminano verso il luogo in cui sta per avere
inizio una nuova rappresentazione.
Anche in questa edizione 2001 sono intervenute molte persone - oltre ventimila -
il boom nel giorno di sabato: quasi diecimila partecipanti!
Chi è giunto al Trigallia in jeans e maglietta coglie l'opportunità per unirsi
all'allegra brigata dei celtici in costume... al nostro stand ci sono braghe e
kilt di varie misure.
Tutti gli uomini scelgono il kilt, un atto liberatorio, e molti di loro restano
sorpresi dalla praticità della gonna, che si rivela una buona soluzione per
godere un pò di fresco!
L'organizzazione si scusa per le lunghe code alla biglietteria e al punto
ristoro, è un impegno evitare che questo si ripresenti nella prossima edizione
del Trigallia, che si svolgerà nel 2003.
Per chi c'era: tutti avete contribuito a rendere magica l'atmosfera, grazie di
esserci stati!
Per chi non ha potuto partecipare: la visita a questo sito è anche, speriamo,
l'occasione per condividere insieme la magica atmosfera di Trigallia, dandoci
tutti appuntamento alla prossima!
"Io sono il Guerriero, col corpo pieno di ferite e con l'anima resa più candida
da ogni colpo subito,
mille volte caduto in battaglia e mille volte rialzato in piedi con una nuova
Spada tra le mani."
(Mario Manzana)